Sentiero della poesia

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Sulle orme del tonno (http://www.effettonapoli.it/cultura/sulle-orme-del-tonno-attraverso-la-poesia-di-silvestro-sentiero/)

 

La strada è da sempre stata maestra di vita. Oggi che l’uomo sembra aver perso i legami che lo facevano appartenere sempre più ai suoi simili, appropiarsi del territorio inteso come quartiere, vicolo, arteria grossa o piccola che sia, in poche parole della sua strada, è un’enorme conquista. A ciò hanno contribuito personaggi come gli artisti di strada, ma soprattutto figure nuove come il poeta Silvestro Sentiero.

Nato a Torre Annunziata da una famiglia di pescatori, secondo le sue biografie, a dieci anni è in mare col padre dove forse riceve la maggior spinta emotiva che lo porterà alla vena poetica. La classica condizione di artista venuto dal nulla, sotto il profilo culturale, fa sì che ciò che divora sui libri con la voracità dell’autodidatta, divenga arte prosaica, pura e fantasiosa. Anche nel look e nei modi di Sentiero si legge un che di fantastico, di puro. Gli si è aggiunta la provenienza di una matrice culturale come quella dei pescatori già di per sé ricca di toni poetici. Difatti molte sue prose sono incentrate sul mare.

Della capacità di scrivere messaggi estemporanei, Silvestro Sentiero è riuscito a fare un’attività del tutto nuova e per certi versi sorprendente. Munito di una valigia e un frak, occupa l’angolo di una piazza o di una strada e siede su uno sgabello, penna e foglio in mano. Su una piccola insegna di legno si legge la scritta “poeta”. I passanti si fermano incuriositi. Silvestro, muovendo febbrilmente la penna su un blocchetto da minuta, ne traccia brevissimi profili.

Silvestro Sentiero, poeta girovago, scrive e regala versi alla gente.

Lo abbiamo intervistato.

“Qual’è l’impulso da cui parte il messaggio?”

“Per scrivere a qualcuno devo provare uno slancio nei suoi confronti, una specie di innamoramento che duri almeno dieci secondi. In questo modo riesco a carpire la sua qualità più bella. Su quella scrivo”, dice Silvestro.

“Faticoso?”

“Quando inizio ad accorgermi che non mi innamoro più, so che è il momento di rientrare. Ma finché sono in strada l’energia che do mi ritorna in misura ancora maggiore.”

“Non sarà un puro esercizio di lusinga?”

“Forse, Ma è divertente. Quando riesco a cogliere qualcosa di positivo, le persone diventano allegre, trasmettono emozioni belle. Intorno a me si crea un piccolo palcoscenico ed io trascrivo, fotografo con la penna.”

“Ma perché?”

“E’ il mio modo di dare agli altri qualcosa di me.

“Qual’è il messaggio più riuscito?”

“Quello leggero. Con pochi tratti, magari buffi, rivela i sentimenti più radicati nella persona che scrive o che legge.”

“Difficile?”

“A volte sì. A volte la nostra lingua è pesante come se fosse inceppata in un solo sentimento. Ma non fa niente. Scrivere, in quel caso, serve a perdere peso.”

 

Sembra una favola, la storia di Silvestro Sentiero poeta. Fin da giovanissimo sente che il suo futuro è su altre sponde e più precisamente su quelle della poesia. Ai versi dedica ogni attimo di tempo libero quando non accompagna suo padre a lavoro, lasciando sconvolto il genitore che non riesce a comprendere questa passione del figlio così poco vicina al concreto. Silvestro è caparbio. La passione per i versi è più forte di ogni altra cosa e unita al suo inguaribile spirito romantico lo porta a una scelta singolare e spregiudicata. Vestito in frak si arma di un leggio con la scritta poeta e si ferma nelle piazze, agli angoli delle strade o sotto gli archi tra la folla frettolosa e il traffico caotico, riuscendo a farsi notare per l’aspetto etereo, dolce e romantico. La gente si ferma e lui scrive versi di struggente bellezza. L’incredibile artista fa così tanto clamore con la sua aria sognante e bohèmienne che ben presto diventa da poeta di strada a poeta da palcoscenico e i suoi versi conquistano il mondo culturale italiano. Al “Palazzo delle esposizioni” di Roma presenta “Le parole del poeta”. La manifestazione si chiama “Artisti in pedana” ed è curata dallo storico dell’arte Achille Bonito Oliva. Sulla piattaforma di tufo, realizzata da Matteo Fraterno, l’Artista napoletano legge le composizioni del suo libro “Nude passeggiate”, ergendosi a monumento vivente della poesia.

La notorietà e il successo non hanno minimamente scalfito la spontaneità e la semplicità di Silvestro Sentiero, sconosciuto personaggio fra i tanti del variegato entourage degli artisti di strada, poi inaspettatamente conteso da stampa e televisioni nazionali. Per mesi i mass-media si disputano il privilegio di presentarlo al pubblico. Il primo ad esserne sorpreso è proprio Sentiero che perplesso accetta di prendere parte al “Maurizio Costanzo show” e ad altri programmi. Ovunque la gente lo riconosce e lo avvicina, ma lui proprio non riesce a sentirsi un divo e a tutti risponde con un sorriso e una poesia. Nei vari festival estivi il poeta inizia a scrivere per ore e ore di seguito circondato da un’enorme folla.

“E’ una cosa incredibile, un’esperienza esaltante. Vado avanti per ore senza concedermi un attimo di tregua. Il calore della gente, il loro entusiasmo, mi trascina in una sorta di catarsi.”

La poesia rimane la sua più grande ambizione, la vocazione profonda.

“Più di ogni altra cosa desidero continuare a fare il poeta di strada. Nulla mi da gioia come scrivere versi per la gente comune”.

 

Il testo esposto è stato tratto da interviste e riflessioni recensite su alcuni giornali e riviste: Il Mattino, La Repubblica, L’Unità, Olis.

 

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