Commenti

Per gratitudine o ammirazione, che talvolta significano la stessa cosa, nel corso degli anni, durante le mie performance per paesi e Città, c’è chi mi ha ricambiato con altrettanti resoconti scritti su dei fogli. Se solo adesso ne pubblico alcuni (una minima parte), è perché prima mi sembrava un atto di auto-celebrazione fine a se stesso. Oggi non lo penso più. E trovo che la pubblicazione sia il modo migliore per ringraziarli. Ma se ho salvati almeno i sottoscritti dalla mia svagatezza, il merito è soprattutto di Luigi. Questo mio prezioso collaboratore mi fa notare quanto sia importante, l’espressione degli altri, sulla mia particolare missione di poeta-girovago-performer.


Caro Silvestro,

la tua generosità mi da coraggio e calore per le prove più ardite che questa vita ogni tanto mi presenta come un enorme gioco senza frontiere. Il gioco perpetuo della nostra amicizia alimenta le bocche di Eolo che soffia a scacciare i grigi pensieri… E la luce riappare. Ti abbraccio forte, grandioso poeta capellone, che nel tuo errare riporti il suono magico della parola così da svegliare anche i dormienti più incalliti. Ti ringrazio anche per loro perché non tutti hanno il sentimento per farlo.

Lia O., Fermo 1985


Sei un esploratore di sentimenti.

Gioia, Positano 1993


Sembri un angelo caduto dal cielo, chiunque ti guarda, ti sorride e ti saluta.

Un bambino, Luca B., Roma 1990


Dolce spaventapasseri

tutti gli uccellini vengono a te.

Marco L., Roma 1992


Sei un ricciolo nero scomposto dagli sguardi della gente.

Sara, Perugia 1995


Accanto a te mi rallegro.

Alda, Alberobello 1995


Ammiro il genio che tutto può e ti lascia col sorriso.

Ammiro il genio che mi ha deriso.

Silvia B., Ferrara 1993


Nei tuoi occhi la molteplicità del mondo.

Chiara C., Castelfiorentino 1995


Nei tuoi occhi

un amore profondo

che diventa parola.

Claudia B., Pennabilli 1991


Poeta

poetino vagabondo

a star insieme a te

si può scoprire che

vivere non è cercare dei perché.

Angelica S., Cisternino 1998


Le stelle sono come delle punte di lancia.

I tuoi occhi invece lanciano le punte.

Giulia B., Appianano 1985


Ci vorrebbe un’elica per smorzare i tuoi ardori

e un inceneritore per farmi ardere.

Teresa L. L., Catania 1984


Personaggio unico.

Non aggiungo altro

Patrizia S., Orvieto 1989


Con un poeta di strada… che bella serata!

Anonimo, Colmurano 1997


All’angolo della via luccica la poesia.

P. M., Civitavecchia 1995


Da quando ti ho conosciuto la mia vita è cambiata…

…da quando ti ho conosciuto ho iniziato a vivere.

Antonella, Sora 1993


Mi hai aperto un’altra finestra

Una finestra su un orizzonte che non conoscevo.

Sei un personaggio più personaggio di tutti i personaggi che avevo conosciuto.

Come te non c’è proprio nessuno.

Francesca, Mottola Castellaneta 1989


Grazie, per quella luce che dà gioia ai passanti.

Roberta, Tricase 1994


Solo un attimo.

E in quell’attimo,

come un lampo,

l’ispirazione.

Solo un attimo.

Umberto W., Ravenna 2000


Mi accorgo che era proprio te che aspettavo,

che muovi passi su una strada non battuta.

E insisti senza insistere.

Anna, Ischia 2002


Vorrei regalarti girandole di sorrisi.

Questo foglio è solo un tentativo.

Cristiana, Milano 2000


Silvestro

poeta

soffia via la scalogna.

Leonardo Da Capri, Bari 1996


Caro Silvestro,

poeta della frutta e dei pomodori maturi, verde come un cappero insaporito dal sale, vorrei mangiare con te una fetta di melone e farmi regalare dai tuoi capelli una poesia buona come un cibo frugale, aromatizzata al caffè. In quell’angolo di strada hai lasciato la tua antimateria, il non esserci dell’esserci stato, la tua ombra di Peter Pan. Piove e mi sento così piccola da affogare in una goccia, se uscissi. Allora penso alla tua estate, ad un lungomare di barche e palloncini, tartarughe e delfini. Sei un giocattolo magico che fabbrica pesci fantastici per chi ha il cuore gonfio di vita. Abile postiglione scocchi la frusta per spronare al galoppo chi sta fermo da un pezzo. Le “Nude passeggiate” pennellano i sogni con l’azzurro del mare, stampano baci rossi come papaveri, accendono di blu il sole, sgranano lune insieme a chicchi di pannocchia, liquefanno l’amore come un cioccolatino, per poi lasciare la nocciola da masticare. Tutto questo è un arcobaleno di immagini, emozioni e amore, soffiato dalla brezza del tuo cuore. Mi sembra di vederti e saper chi sei, ma non voglio credermi, perché la mia mente è un delirio fantastico. Ti leggo e così riesco a sopravvivere ai silenzi e a credere agli gnomi e alle fate.

La fata della pannocchia, Cave 1999


Con devozione

le mani in preghiera

leggo il poeta

Silvestro Sentiero

Ispirato dal granoturco .

Claudia K., Urbino 1994


Avevo bisogno di sapere che al mondo esiste una persona come te.

Antonietta D. M., Saludecio 1989


Parli senza parlare donando un’emozione.

Annamaria, Forte dei Marmi 1994


Consiglio universale:

Credici:

Accade.

Danilo, Cervia 1994


Dal tuo aspetto da dottore

nasce la poesia.

Melania P., Grosseto 1986


Per eccellenza

l’originalità

nella massima espressione di raffinatezza.

Marcella, Arienzo 1994


Se i tuoi occhi sanno leggere

sul volto sfuggente di chi passa,

dove arriverà il tuo cuore

nel suo silenzio?

Francesca, Alberobello 1995


Nella notte profonda

c’è un poeta che abbonda.

Mirella e Carla, Maiori 1994


Forino 1996

Nessuno ha mai saputo descrivermi come hai fatto tu, dolce poeta.

Tu sei un poeta che lusingar vuol

con le parole dolci dell’amore.

Antonella L., Forino 1996


Ciao poeta,

Che la Dea Dorata ti protegga.

Daria N., Firenze 1994


Questa sera esiste

Grazie a te.

Questa sera Io esisto

Giovanni, Gerace 2004


Poeta di

sogni e magia,

grazie per la felicità di un attimo.

Vanessa, Castelvetro 1997


Riecco il poeta.

Dov’eri finito?

Dov’eri andato?

Qui, tanti chiedono di te.

Forse che eri finito

in una storia d’amore?

Smeralda S., Torre D’isola  1991


Silvestro

tu sei un poeta fantastico.

Da quando ti ho visto

mi sono affezionato a te.

Tu accendi la notte con il tuo sorriso

e con la tua simpatia.

Vincenzo S., 13 anni, Castelnuovo Garfagnana 1994


Ti ringrazio

per essere venuto in questo paese

così silenzioso

a portare l’armonia.

Rosanna, Paternò 1996


Grande e libero.

Fabio F., Porto Recanati 1987


Va, e diffondi.

Viola S. Osimo 1986


Se avessi le stelle,

gliele donerei, davvero,

per ripagarla non so bene di cosa, ma lo farei.

Amo lei, Silvestro, e il suo lavoro.

Lei ha l’amore dentro di sé.

No, ho sbagliato. Il suo non è un lavoro, è la sua vita.

Valentina, Parma 1997

P.S.:

Come fa a scrivere poesie così belle?

P.S. 2:

La prego, continui. La ringrazio moltissimo. Lei è davvero un grande artista.


Silvestro, sei un mito!

Gruppo imperterrito, Bevagne 1999


Caro Silvestro

sei molto bello

e vedo che le persone

che si fermano per avere una tua poesia,

sono felici, però le fidanzate ti guardano

con molto fascino.

Francesco D., 13 anni, Modena 1986


Al poeta.

Tu che sfiori l’antica

essenza

perché non accetti

che lei t’incontri?

Anonimo, Bazzano 1985


Il tuo sguardo

un’emozione che rimane dentro.

Anonimo, Volterra 1999


Il caro Sentiero

mi porta a spasso per l’eternità.

Va, anima mia,

leggera

leggera.

Giorgio B., Avezzano 1990


… E tu che scrivi versi

forse non sai

di aver

raccontato

la storia di alcuni.

Ilario F., Volterra 1985


I tuoi occhi

sprizzano

giocattoli

Federica B. Cisternino 2001


Al poeta senza meta

con i capelli a ciuffi d’insalata.

Manfredo M., Fermo 1989


Sei la piroetta

che si avvita

Al centro del mondo.

Anonimo, Conversano 1991


Silvestro,

un punto interrogativo

tra la folla.

Paolo, Pucceri 1989


E ospiti di carta

inneggiano al tuo vino.

Imbevi i fogli e li ubriachi

di lampi geniali.

Francesca P., Marina di Ravenna 1999


In te ho visto la vita che vorrei

Anonimo, Castellano Lagusello 1996


A Silvestro.

Il tuo occhio è selvaggio.

Ilaria B. Castefidardo 1999


Irresistibile.

Mario B., Atri 1998


Ancora una volta si propone nello splendore del paese incantato.

Angelo A. Certaldo 1998


Sei una stella che brilla nella notte.

Un bambino, Sorrento 1993


Il poeta.

…Dove mai pescherà le sillabe

per gettarle in quell’istante?

…time pagges…

Noemi, S. Miniato 1996


Silente.

Impudico.

Ignaro.

Lucido sotto il lampione,

va narrando cartaceamente,

scrive righe, versi, trottola,

arlecchino, riccioli in armonia.

Ooohh

Anonimo, Genazzano 2002


L’arte di Silvestro

è

labbra morbide

sulle dita.

Patrizia O., Bologna 2000

S. Arcangelo 1998

Silvestro fa della sua arte la sua vita.

Adolfo S., S. Arcangelo 1998


Un dono offerto col cuore.

Una scintilla d’amore

che porta agli innamorati

momenti incantati.

Cardina D., Pianella 2002


Il silenzio

è l’unico peso

che ho voglia di portare.

Grazie per il pensiero.

Giustina, Orvieto 2001


Sei bello

e sincero.

Perciò

ti chiami Sentiero.

Dino e Assunta, Forlinpopoli 2001


Se un’idea

all’inizio

non sembra

un po’ assurda,

forse

non è

una buona idea.

Danilo S., Roma 1998


Le tue parole,

intensi palpiti

lasciati scivolare

sui fogli…

fuggenti come noi,

passate per caso

a solleticare

il tuo ingegno.

Laura e Francesca, Montesardo 1997


Vedi;

io, la

viandante.

Tu,

il “poeta”.

Incontrarsi così,

io a pensare,

tu a comporre i versi.

Eppure è un attimo

in cui

giallo,

nero,

sorgente,

fonte,

passione,

virtù…

si fondono.

E non si riconosce più nulla.

La viandante, Sasso Corsaro 1987


Nel tuo odore

di dalia

ogni ricordo.

Tadema D.S.P., Sora 1993


Il volteggiare della tua penna

attira cuori battenti.

Filippa A., Il festival “Cuore” 1994

Monsummano Terme 1996

Uomo poeta,

leggi il mondo con dei versi.

Roberto P., Monsummano Terme 1996


Il tuo sguardo

cattura l’impercettibile attimo

del nostro sfuggente vivere.

Roberto M., Padrengo 1989


Hai mai visto una poesia bella come un albero?

O un albero bello come una poesia?

No. Ho visto te, più bello

di un albero e di una poesia.

Silvia I., Venezia 1989


Se tu

sei così

di sera,

chissà

come sarai

di mattina.

E di notte?

“Così, come?”

“Ampio”.

Ferdinando A., Atripalda 1998


Poeta sei,

ma chi ti è di fronte

é poeta e non lo sa.

Angelico N., Bettona 1994


Appartieni

al sole

anche quando

hai le nubi

tra i capelli.

Vivi la tua missione.

Sii te stesso, libero e felice

in ogni situazione.

Stefania A., Urbino 1990


Questa rotonda

mi ha visto bambina

immota

assente.

Ora

splende la musa Silvestre:

della vita il Sentiero.

Isotta B., Barchi 1990


L’essere unico

non è proprio da tutti

Bruna A., Toffia 1998


Silvestro Silvestrello.

Silvestro, o il sentiero?

Perché Sentiero?

I tuoi capelli,

il tuo fisico

viaggiante nella notte

dei pensieri,

li mischia,

li riforma,

li trasforma e li dedica.

Alberta P., Nettuno 1998


Poeta, Poeta, Poeta…

Avevi pensato che a te non sarebbe mai accaduto.

E invece…

Paolo P., Offagna 1994


Ti trovo veramente splendido.

E trovo magnifico

il tuo senso della poesia.

Fa che sia per sempre.

Resta un Peter Pan.

Claudia, Reggio Emilia 1994


Sei l’oracolo delle piazze

Gioia S., Isola di Giglio 1994


Pozzo, sei,

in penetrazione.

Giulia A., Pistoia 1996


Ogni giorno

dietro a te

ci sarà una angelo

che ti porterà fortuna.

Un bambino

Diego D., Alberobello 1999


Profondo conoscitore dell’animo umano,

mostri

a ognuno ciò che pensa di sé.

Silvia C., Palau 1996


Ma non ti stanchi di scrivere poesie

per gente che le consuma come

consumerebbe un gelato?

Paolo D. S., Rapallo 1994


In questo paese

color mattone

abbiamo conosciuto

ricciolone

che è capace

d’immortalare

le persone a passeggio.

Gruppo E., Camogli 1997


Sempre accerchiato.

Maria L., Treviso 1998


Mi tolgo dall’impaccio

vinco l’imbarazzo

davanti a un uomo riccio

mi sento meno pazzo.

Lo guardo: un poeta.

E’ un po’ Beta, direi.

Ma sì, in fondo, un po’ et,

mi sono sentito anch’io

quando mi chiedevo

se esistesse un vero dio.

Vero, Dio?

Giacomo F., Agropoli 2003


Sensibilità di donna…

…Uomo come pochi…

Enrico, Imperia Porto Maurizio 2003


Ho offeso un poeta.

Il suo silenzio mi turbava,

il suo sorriso mi gelava.

Ho offeso un poeta.

Non è stato facile.

Mi è piaciuto.

Lo rifarò.

Matteo, Gianna, Pietro, Francesca, Arezzo 2003


Non occorre leggere i tuoi scritti per provare un’emozione per chi, come me, crede ancora nella penna di un poeta. I tuoi gesti e il tuo sguardo attento, ma discreto… Quel tuo fare un po’ trasognante già è fonte d’inestimabili emozioni. Fino a che ci sarà carta su cui scrivere, sarà dolce musica per i sognatori… x tutti quelli che amano legger e scrivere x imparare, x confrontarsi, x vivere le emozioni degli altri e condividere le proprie… Grazie a te, Silvestro, x avermi dedicato qualche minuto del tuo tempo facendomi entrare x un attimo in un mondo dove possono esistere ancora le emozioni… x avermi permesso di “conoscere” un’artista, un personaggio più reale della realtà stessa.

Katiuscia, Pruno 2004


Quando mi ero ormai convinta che non potessero esistere persone come  te, ti ho incontrato e con una semplice penna ed un foglio di carta, sei riuscito per la prima volta a farmi capire che al mondo ci sono anch’io.

Daniela, Capri 1995



Paola Mattarelli

Ricordi di gioventù


Io e Silvestro ci siamo conosciuti in gioventù. E per un bel pezzo di strada siamo stati inseparabili.

Dico un bel pezzo perchè è un pezzo che comprende anni di formazione e  di avventure.


Ho conosciuto Silvestro sul treno.

Lui vendeva quadri fatti da lui: disse: guarda che bello questo. lo vuoi comprare? Guarda che cornice,  la cornice è bellissima.

In effetti, la cornice era spessa e dorata e stava intorno al quadro come un pitone luccicante. Il disegno, indefinito, aveva un titolo: malinconici a consulto.

Mi piace il titolo, dissi.

Beh, se ti piace, compralo. non costa molto. ti faccio anche risparmiare qualcosa. E' un affare. solo la cornice costa tanto

Non comprai il suo quadro. Ciononostante, lui continuò a cercarmi.

E diventammo amici.


All'epoca ero una studentessa. Per me, che avevo una famiglia che mi sosteneva negli studi, l'arte non era ancora necessariamente legata al companatico.

Per lui, invece, era questione di VITA o di MORTE. O l'arte, o lo scivolare inesorabile nella opaca catena dei giorni di un pescatore o di un pizzaiuolo

Cosa avevamo in comune?

sicuramente la fantasia, il senso di essere in una realtà misteriosa, che andava sondata con l'esperienza e le letture. E, sì, un grande amore per il linguaggio.

Cosa avevamo di polare?

Io alla lingua scritta, alla lettura, ero stata addestrata sin da bambina. Il mio amore per la lingua scritta era già pieno di consapevolezza e anche di censure.

Lui la lingua scritta l'aveva scoperta per caso, da solo. Ed era stato un incontro fatale. Lui si era follemente, dannatamente, innamorato della lingua scritta. Proprio come di una ragazza molto bella, ma distante, di cui doveva imparare i modi prima ancora di rivolgerle la parola. A costo di essere goffo, strambo, assolutamnte fuori luogo, Silvestro si gettò mani e piedi in quella conquista.

Aveva fegato.


Quando un giorno, mi portò a leggere una delle sue agende marroncine, io restai fulminata.

erano cronache, diari, descrizioni di persone.

Il linguaggio, con una sintassi del tutto singolare, saltava dal foglio, mi veniva in faccia.

fui subito certa del suo incredibile talento.

Glielo dissi.

Lui lo sospettava, certo. Ma voleva che qualcuno ci credesse. E voleva addestrarsi. Dando il tutto per tutto.



Anche se stava andando a mangiare un panino,  anche se tornava a casa sua,  se gli chiedevano dove stava andando, Silvestro  declamava: verso l'arte, verso la bellezza.

Certo, a vederlo per la prima volta, sembrava solo un personaggio.

Ma appena ti avvicinavi ti accorgevi che quel personaggio era solo un motore.

Un motore a scoppio che lui aveva messo in moto per andare verso la sua meta alta.



Scampoli (da Nude Passeggiate)

Ho avvolto tra le dita il cotone del tuo cappotto ricucito.

Mi sazio di scampoli che lasciasti nel vano, annuso la pulizia del uo sudore conficcato qui,

ascolto le vibrazioni che svolgevi

entrando nella mia bocca quando

tu eri il giorno che canta la luce.

Venisti nella mia casa dove seduto aspettavo

la tua impazienza di sapermi appartenuto a te

dove si accampavano i cani.

Ma se ti ho perduta proprio in un latrato,

ora ascoltandolo voglio evocarti per devozione all'irrequietezza.

Fedele alla paura di non esistere abbastanza,

abbandonai doveri e abitudini

e volli lasciare incompleto ogni idillio" (25)


Poesia e passeggiate.


"Abbandonai doveri e abitudini/e volli lasciare incompleto ogni idillio".


Il grande amore per la lingua scritta e per la poesia portano Silvestro a NON legarsi troppo a uno schema, a una abitudine e talvolta anche ai legami. Per essere fedele a quella unica fidanzata, la poesia, lui sente di dovere mantenersi sempre libero e a piede libero.

Perchè il piede, nella sua avventura, è qualcosa che ha a che fare con la poesia.

Il piede si muove, cammina, passeggia.

E' dalle passeggiate che deriva il poetare di silvestro.

Il ritmo del passo pulisce i suoi versi, li sciorina, li rende freschi e lindi.


Ne sono testimone.

Insieme facevamo passeggiate lunghe e silenziose. Su tratti morti di ferrovia. In campi abbandonati alle falde del vesuvio. In città.

Poi alla fine, ci buttavamo nella scrittura automatica.

Beh, le modalità erano quelle dei vecchi maestri surrealisti. Volenti o nolenti, loro erano i padri.

Era un modo per liberare le parole dalle trappole della sintassi, dei modi di dire, scongelarle, farle tornare a vivere.

Ma poi, la frenesia stava nel comporre. Ovvero riallacciare le parole in reticolati diversi.

Stupirsi a vicenda per intrecci nuovi.

Ci passavamo le parole di bocca in bocca, per ripeterle, per farle risuonare.



La sua prima raccolta, non a caso, si chiama Nude Passeggiate. Era, in realtà il titolo di uno dei suoi famosi quadri con cornice dorata.

Questo titolo è giusto, lo sento giusto (dissi, con l'aria ispirata)

Davvero lo senti giusto? ma proprio giusto?

Sì, giusto, giusto.

Ma proprio giusto giusto?

si. Hai ragione. Anche io. Nude passeggiate. Passeggiate nude. Nude passeggiate. Giusto. Giusto. Hai proprio ragione.



In "nude passeggiate" quasi ogni componimento ha per tema il cammino:

Cammino senza meta/solo camminare e bere limonata/per ogni mano spremuta nella mia...e ancora: Cammino tirando calci a un barattolo; e ancora: Camminavo uccidendo lucertole.


In "sulle orme del tonno" ritroviamo ancora la passeggiata, scarnificata, priva di riferimenti di qualsiasi tipo. La passeggiata diventata quasi un movimento dell'anima, come nel componimento "lettera":

"Ci sono molte ragioni per cui vivo, una di queste è la visione che voglio aver di te, la certezza di'incontrarti per fare omaggio alla bellezza con una sola nostra passeggiata".


trovo questi versi bellissimi.

E riflettendo vi vedo un nucleo profondo della poetica di silvestro: passeggiare, dunque fare spazio, fare aria nella vita interiore, per incontrare il TU, l'ispirazione, ovvero la possibilità di vedere più a fondo. e la vista, quando si affina, vede solo una cosa: bellezza.


Ricorda Thoreau: Camminare

È vero, siamo dei crociati miserabili, e lo sono anche quei camminatori che, ai nostri giorni, non affrontano imprese tenaci e di lunga durata. Le nostre spedizioni non sono altro che gite, e ci ritroviamo, la sera, accanto al vecchio focolare da cui siamo partiti. Per metà del cammino non facciamo che ritornare sui nostri passi. Dovremmo avanzare, anche sul percorso più breve, con imperituro spirito d’avventura, come se non dovessimo mai far ritorno, preparati a rimandare, come reliquie, i nostri cuori imbalsamati nei loro desolati regni. Se sei pronto a lasciare il padre e la madre, e il fratello e la sorella, e la moglie e il figlio e gli amici, e a non rivederli mai più; se hai pagato i tuoi debiti, e fatto testamento; se hai sistemato i tuoi affari, e se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino.” (2)



Questo è un nucleo semplice, ma profondo e intenso. Spiega forse la gaiezza di molte poesie di Silvestro, comunque la loro freschezza.


La passeggiata è una tecnica creativa, ma anche una figura.

Attraverso il passeggiare senza meta, abbandonando gli obiettivi quotidiani, si incontra l'inatteso, e si schiudono verità nascoste dalle nostre pratiche di sopravvivenza quotidiana.



La lingua e il linguaggio


Mi perderei a parlare di metodo. Di come silvestro, nella sua libertà, sia metodico.


Voglio intrattenermi su alcune immagini.  E sulle sensazioni che evocano.


Alcune cose colpiscono:

La confezione delle immagini è nitida. Dà un senso di lindore, freschezza. in essa vi sono rumori croccanti, schioccanti.

Se dovessimo fare un paragone con un quadro, sarebbe un quadro senza molta prospettiva. Tutte le cose sono sullo stesso piano. E quel piano non sembra una superficie che nasconda un  fondale scuro e minaccioso.

Anche il dolore, la minaccia, il fastidio, appaiono solo e sempre sullo stesso piano di altre cose come bellezza, innamoramento, ricordo. Il dolore non scuote questo paesaggio piatto, ma assesta solo colpi imprevisti, come un'emicrania.


E poi le parole astratte, ma anche i verbi usati in modo inusuale.

Le parole astratte vengono trattate alla stregua di oggetti tra gli altri, con uscite sorprendenti:

"La destrezza è umana, e possiamo lasciarla scivolare docilmente" (44)

o anche " ciò che si svolge nel firmamento è parte di una nostra collaborazione" (12

Passaggi bruschi da un ordine logico all'altro:

"sono pronto a illuminare la cilecca"


E’, certo, un procedimento surrealista, quello di accostare tra loro due oggetti apparentemente distanti, per creare un nuovo ordine. Ma dietro gli accostamenti di silvestro si avverte la presenza di un principio compositivo, di una urgenza di ficcarsi nelle parole per uscirne diverso, più chiaro, quasi a disegnare uno spazio dagli angoli nitidi.


I surrealisti scrivevano per liberarsi delle sovrastrutture del linguaggio.

Silvestro scrive per impossessarsene, usandone i suoni, svuotandole, tamburellandole, usandole come giocattoli vecchi per fare giochi nuovi, componendo geometrie.


"Ascolto le vibrazioni che svolgevi entrando nella mia bocca quando tu eri il giorno che canta la luce"


Il lindore, la freschezza, la estrema luminosità dei suoi componimenti, che appaiono ripuliti da ogni umidità emozionale di troppo, conservano tuttavia, come residui fossili, tracce della sua vita. Minerai di parole, composte in modo certo, infantile e paziente, a formare una costruzione solida, dall'apparenza di un giocattolo. (Lo stesso titolo, sulle orme del tonno, ha un valore biografico. Silvestro è figlio di un pescatore coraggioso, e lui si è rifiutato di seguire le orme del padre.)


“Nulla è più profondo della superficie”, bell’aforisma di Oscar Wilde: nella poesia di silvestro diventa palpabile.


Guardo passare i treni (da: Sulle Orme del Tonno)


All’ultimo piano, c’è sempre un’idea/in più che al piano terra/ un’idea tra pazzia, arte e miseria


Guardo passare i treni: spettacolo di guazzabugli, assordimenti, polistirolo sbriciolato.

La stazione si deforma e agita il mio diavolo.

Libero da ogni menzogna spiaccico dottrine screditate.

Omino, toccato dalle sere spudorate, una libidine porterà memoria dei K.O. con i quali hai dosato il friabile, limato il chilometraggio, consegnato quel bruciato che tenta bricconate con il suo fumo gerarca, girevole, esumato. Se bisogna riempire checchessia, io aspetto il carteggio di due ciclisti campioni, e intanto giro l’Italia.


 

you are here: Home I commenti degli altri